martedì 27 gennaio 2009

L’ADDIZIONALE COMUNALE IRPEF E’ IN BUSTA PAGA


Ci siamo sempre chiesti e qualche mese fa chiedemmo pubblicamente conto al Sindaco, del perché i montanari dovessero pagare la nuova IRPEF comunale e quali fossero le azioni che si intendessero adottare con questa nuova copertura finanziaria.
Allora si ebbe modo di indicare alcune delle priorità più incombenti; oggi ne riproponiamo qualcuna:

- ripristino della rete stradale interna;
- infrastrutture presso le zone residenziali da poco realizzate (GALLUCCIO, Stamborlando etc.);
- sistemazione dell’illuminazione pubblica;

A distanza di tempo l’unica cosa che resta di quella richiesta è la frase di Einaudi, che noi stessi ponemmo all’attenzione e che a quanto pare sembra sia caduta nel vuoto:
“gli uomini vogliono istintivamente rendersi ragione del perché pagano; e se quella ragione non è spiegata chiaramente gridano all'ingiustizia”.

Nell’attuale maggioranza in Consiglio Comunale milita una componente politica che trova una delle sue ragioni d’essere nel ripudio di una politica di tassazione cieca e priva di giustificazioni (meno tasse, più libertà): ci riferiamo a Forza Italia. Avvertiamo come un macigno il suo silenzio su questo tema così importante e la sua mancata presa di posizione in ordine a questa nuova tassazione, che contrasta con i valori che professa.

Non si può sventolare una bandiera e degli slogan solo in campagna elettorale, occorre sempre dare risposte ai cittadini quando essi le invocano, coerentemente con i valori che si decide di perseguire.

L’IRPEF COMUNALE (PURTROPPO) C’E’, I SERVIZI AI CITTADINI SONO DIMUINITI: I CONTI NON TORNANO!

Gentilissimi amministratori vi lanciamo un appello affinchè possiate rivedere l'applicazione di questa imposta comunale, pensate seriamente a ridimensionarla e ad un suo utilizzo proficuo rispetto alle tante necessità di questo paese.


P.S. Una nota la dedichiamo al Dott. Luigi Mazzamurro che ha rassegnato le dimissioni da consigliere comunale per una sopravvenuta incompatibilità. Riteniamo che la sua uscita dall’assise comunale significhi il venir meno di un valido ed indispensabile contributo per la crescita della nostra comunità.

lunedì 12 gennaio 2009

UNESCO c'è tanto da dire, ma soprattutto da fare...


In vista di una grande occasione per Monte Sant’Angelo e per la Basilica di San Michele, rappresentata dalla possibile inclusione nella lista dei patrimoni mondiali UNESCO credo che potrebbe essere utile se questa amministrazione puntasse sulla promozione, oltre che sugli aspetti altrettanto importanti che riguardano la conservazione e la tutela del patrimonio storico – architettonico.

L’entrata nell’UNESCO potrebbe inserire Monte più stabilmente in un circuito turistico medio – alto, che si suole definire “raffinato”, esigente da un punto di vista della qualità delle offerte, attento alle iniziative culturali che offre la città, abituato a spendere più del solito e a soggiornare nei luoghi che visita.Occorre, allora, puntare seriamente sul miglioramento dei servizi, e su una gestione utile e oculata delle opportunità che vengono ad esempio dal Contratto di Quartiere II, per abbellire Monte Sant’Angelo, evitando nuove colate di cemento e promuovere contestualmente il paese, in un raggio che sia il più ampio possibile, con l’aiuto di strumenti concertati e di lungo termine.

Alcune delle proposte che ritengo utili sono:

- aprire subito un tavolo che raccolga le forze vive della politica e dell’associazionismo, gli enti operanti sul territorio, gli esperti del settore e i COMMERCIANTI, per tracciare, con intenti strutturali di lungo termine ed entro tempi brevi, le linee guida che impegnino tutti per il futuro. Il risultato di quel momento di confronto e di concertazione dovrà essere un “Piano strategico del turismo”. Uniti per Monte nella “6a via” del suo programma propone soluzioni e prospettive per incrementare il turismo nel nostro paese, ma per la possibile entrata di Monte Sant’Angelo e della sua Basilica nell’UNESCO non pianifica nulla;

- attivare subito un network con Moint Saint – Michel e altri paesi che per prospettive turistiche somigliano al nostro, affinché sia possibile importare conoscenze ed attuare anche progettualità comuni. Occorre ricordare che il nostro gemello francese è il sito turistico più frequentato della Normandia e uno dei primi dell'intera Francia, con circa 3.200.000 visitatori ogni anno; dal 1979 fa parte dei Patrimoni mondiali dell'umanità dell'UNESCO.


Insieme a quelle ve ne solo alcune delle tante che possono essere più concrete, come ad esempio:

- creare Monte Sant’Angelo su “second life”, la città virtuale del web, frequentata da tantissimi visitatori di ogni nazionalità ed estrazione sociale e nel contempo rendere visibile il nostro paese e segnalarne la prossima entrata nell’UNESCO tramite “google earth”, il software che dal web consente di osservare le città del mondo con scansioni satellitari;

- velinare, con le immagini del nostro paese, il vagone di un Treno Eurostar che percorre una tratta affollata e frequentata da pendolari (ad es. mi viene in mente il tragitto Roma – Milano), per le spese si potrebbe puntare su una compartecipazione degli esercizi commerciali.


Si spera che presto si attivino i canali per organizzare tavoli di discussione aventi l’unico fine rappresentato dalla crescita di Monte Sant’Angelo.


(Antonio Masulli)

sabato 10 gennaio 2009


IDEE PER UNO SVILUPPO DELLE ATTIVITA' COMMERCIALI E ARTIGIANALI NEL TERRITORIO DI MONTE SANT'ANGELO


Incontro tematico con gli operatori del commercio e dell'artigianato.


Introduce:

Grazia Prencipe (Presidente Associazione Lavori in Corso)

Intervengono:

Francesco Manzo (Coordinatore Associazione Lavori in Corso)

Andrea Ciliberti (Sindaco di Monte Sant'Angelo)

Luigi Tomaiuolo (Presidente Confcommercio Monte Sant'Angelo)

Damiano Totaro (Assessore Attività Produttive di Monte Sant'Angelo)

Leonardo Santucci (Presidente della Cooperativa La Montanara)

giovedì 15 gennaio 2009 ore 17.30

HOTEL ROTARY
Indirizzo:
Via per Pulsano al Km 1
Monte Sant'Angelo, Italy

Seguirà un dibattito pubblico con gli operatori del settore.

giovedì 8 gennaio 2009

"Nessun riconoscimento ai repubblichini, erano e restano nemici dello Stato" - Intervista a Giuliano Vassalli pres. emerito della Corte Costituzionale


Una proposta di legge assegna lo status di combattente a chi aderì a Salò.

Intervista a Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale di MATTEO TONELLI ( la Repubblica.it)

ROMA - "Che vuole che le dica, la situazione è difficile ma bisogna fare di tutto per far sapere come stanno realmente le cose. Chiarire a chi non l'ha vissuto cosa è stato quel periodo storico". Giuliano Vassalli, presidente emerito della Corte Costituzionale, classe 1915, è amareggiato ma non rassegnato. A lui, arrestato e torturato durante il fascismo, il nuovo tentativo di "equiparare" per legge partigiani, deportati e militari ai repubblichini di Salò, proprio non piace.


Per farlo il Pdl ha presentato una proposta che ha come primo firmatario Lucio Barani del Nuovo Psi (schierato con il centrodestra). Un disegno di legge, il numero 1360, con il quale la maggioranza pretende di istituire l'Ordine del Tricolore, con tanto di assegno vitalizio. Assegnandolo indistintamente sia ai partigiani, sia "ai combattenti che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente e aderirono a Salò". Un testo che l'Anpi bolla come "l'ennesimo tentativo della destra di sovvertire la Storia d'Italia e le radici stesse della Repubblica"


Presidente Vassalli un'operazione analoga fu tentata anche nelle precedenti legislature, ma venne respinta. Adesso il tentativo riprende vigore. Perché è contrario?
"Perché è assolutamente chiaro che c'è stata la continuità dello Stato anche dopo l'8 settembre e la caduta del fascismo. E non si può riconoscere a chi ha contrastato lo stato italiano sovrano schierandosi con la Repubblica sociale il titolo di combattente. La Cassazione è chiara in merito. Tutte quelle pronunce sono concordi nel definire i repubblichini come nemici".


Lo scorso 2 giugno il ministro della Difesa Ignazio Larussa chiese di accumunare i morti "di entrambe le parti". I firmatari parlano di "un progetto coerente con la cultura di pace della nuova Italia".
"Ma cosa vogliono ancora? Hanno avuto tutto, l'amnistia di Togliatti, la legittimazione democratica immediata, l'Msi in Parlamento, adesso sono al potere. Eppure vanno avanti, incuranti del fatto che non esiste paese in Europa dove i collaborazionisti del nazismo sono premiati".


La formulazione del testo apre la porta anche alla legittimazione a tutti coloro che "facevano parte delle formazioni che facevano riferimento alla Rsi". Non solo dunque agli appartenenti delle 4 divisioni dell'esercito ma anche a chi faceva parte delle "brigate nere".
"E' vero ma non c'è spazio per sottilizzare troppo. Lo status di combattente non va riconosciuto a nessuno di coloro che fecero parte della Rsi. Bisogna dire no e non solo per ragioni politiche ma anche dal punto di vista costituzionale".


Martedi 13 gennaio alle 16, Giuliano Vassalli interverrà all'iniziativa organizzata dall'Anpi dal titolo "Totalitarismo e democrazia, occorre rispettare la lezione della storia". Nell'incontro, che si terrà nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati (vicolo Valdina 3/a), si parlerà della proposta di legge 1360. Intervengono, tra gli altri, lo storico Claudio Pavone, il vicepresidente dell'Anpi

giovedì 1 gennaio 2009


letto a reti unificate dal Presidente della Repubblica

Ecco il testo integrale del messaggio di fine d'anno del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

"Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell'animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono l'Italia, l'Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice : sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo è il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo". "Parto di qui per rivolgere il mio tradizionale messaggio di auguri a voi tutti, italiani di ogni generazione e di ogni condizione sociale, residenti nel nostro paese e all'estero - ai servitori dello Stato, ai civili ed ai religiosi operanti per il bene della comunità, alle forze dell'ordine e alle Forze Armate, e con speciale calore e riconoscenza ai nostri militari impegnati in missioni difficili e rischiose per garantire la pace e sradicare il terrorismo nelle regioni più critiche". "Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all'anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte". "Nel corso del 2008 è scoppiata negli Stati Uniti d'America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l'intera economia mondiale. Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità: ma senza lasciarcene impaurire. L'unica cosa di cui aver paura è la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della verità, che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza".
"Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l'Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Facciamo della crisi un'occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all'assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell'amministrazione della giustizia". "C'è ragione di essere seriamente preoccupati per l'occupazione, per le condizioni di chi lavora e di chi cerca lavoro, e per le famiglie più bisognose. E c'è da esserne preoccupati in special modo guardando al Mezzogiorno, che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi, se non vi si dedica l'impegno che ho di recente sollecitato con forza". "L'occupazione in Italia è, da diversi anni, cresciuta. Ma ora è a rischio. Mi sento perciò vicino ai lavoratori che temono per la sorte delle loro aziende e che potranno tutt'al più contare sulla Cassa Integrazione, così come ai giovani precari che vedono con allarme avvicinarsi la scadenza dei loro contratti, temendo di restare privi di ogni tutela. Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà". "Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare bisogni fondamentali : e quelli che ne soffrono di più sono i bambini". "Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sulla povertà in Italia : ed è parola che esitiamo a pronunciare, è realtà non semplice da definire e da misurare. Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l'anno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio". "Dalla crisi deve, e può, uscire un'Italia più giusta. Facciamo della crisi un'occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita ; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente ; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale". "Ci sono stati in questi mesi dibattito e confronto in Europa e in Italia sui temi del clima e dell'energia, sui temi dell'innovazione necessaria e possibile. Lo sforzo che in questo momento va compiuto per sostenere le imprese - grandi, medie e piccole - che sono in difficoltà pur essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi e di competere, non può essere separato dall'impegno a promuovere indirizzi nuovi per lo sviluppo futuro dell'attività produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunità offerte dalle tecnologie più avanzate per l'energia e per l'ambiente. Facciamo della crisi l'occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza". "Ho, nel corso di quest'anno, levato più volte la mia voce per sollecitare attenzione verso le esigenze del sistema formativo, del mondo della ricerca, e delle Università che ne rappresentano un presidio fondamentale. E' indispensabile, per il nostro futuro, un forte impegno in questa direzione, operando le scelte di razionalizzazione e di riforma che s'impongono sia per ottenere risultati di qualità sia per impiegare in modo produttivo le risorse pubbliche. A ciò deve tendere un confronto aperto e costruttivo, al quale può venire un valido apporto anche dalle rappresentanze studentesche, come ho avuto modo di constatare in diverse città universitarie, da Roma a Milano a Padova. Facciamo della crisi un'occasione perché l'Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano". "Spero di aver dato, almeno per qualche aspetto, il senso dell'atteggiamento da tenere dinanzi alla pesante crisi che si farà sentire anche in Italia nell'anno che ora inizia". "Non spetta a me indicare quali decisioni vadano prese in via immediata. Il governo è intervenuto innanzitutto per porre il nostro sistema bancario, che pure è apparso meno esposto, al riparo da rischi gravi, e si sta confrontando con ulteriori esigenze di intervento, sul versante economico e sul versante sociale. In seno al Parlamento - la cui capacità di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico - tocca a ognuno fare la sua parte, in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure". "Nel far fronte alla crisi, l'Italia non agisce da sola. Agisce come parte di quella Europa unita che si conferma come non mai un punto di riferimento essenziale: e siamo orgogliosi di avere concorso con tenacia e coerenza a costruirla. Tuttavia, l'Italia è condizionata nelle sue scelte dal peso dell'ingente debito pubblico accumulato nel passato, e nessuno può dimenticarsene nell'affrontare qualsiasi problema. Dobbiamo considerare la crisi come grande prova e occasione per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo, ristabilendo trasparenza e rigore nell'uso del danaro pubblico". "E' una grande prova e occasione non solo per l'Italia. La portata della crisi è tale da richiedere imperiosamente il massimo sforzo di concertazione tra i protagonisti dell'economia mondiale, per definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile, ponendo fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze così gravi. Il mondo in cui viviamo è uno, e come tale va governato". "Per l'Italia, la prova più alta - in cui si riassumono tutte le altre - è quella della nostra capacità di unire le forze, di ritrovare quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere. Ci riuscimmo quando dovemmo fare i conti con la terribile eredità della seconda guerra mondiale : potemmo così ricostruire il paese, far rinascere la democrazia, stipulare concordemente quel patto costituzionale che è ancora vivo e operante sessant'anni dopo, creare le condizioni di quella lunga stagione di sviluppo economico e civile che ha trasformato l'Italia. E ci riuscimmo ancora quando più tardi sconfiggemmo il terrorismo". "Dobbiamo riuscirci anche ora, a partire dall'anno carico di incognite che ci attende. Ed è una prova non solo per le forze politiche, anche se è essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile. Esse possono guadagnare fiducia solo mostrandosi aperte all'esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all'interesse pubblico. E' una crisi senza precedenti come quella attuale che chiama ormai a un serio sforzo di corresponsabilità tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che già sono all'ordine del giorno e che vanno condivise". "Tutto ciò è importante e tuttavia non basta. Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra società, l'insieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola l'intera collettività nazionale. Questo è lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale : un'autentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese". "Lo spirito del mio messaggio - italiane e italiani - corrisponde alla missione che i padri della Costituzione vollero affidare al Presidente della Repubblica: unire gli italiani, tenendosi fuori dalla competizione tra le opposte parti politiche, rappresentando, col massimo scrupolo d'imparzialità e indipendenza, i valori in cui possono riconoscersi tutti i cittadini. I valori costituzionali, nella loro essenza ideale e morale. Il valore, sopra ogni altro, dell'unità nazionale. I valori della libertà, dell'uguaglianza di diritti, della solidarietà in tutte le necessarie forme ed espressioni, del rispetto dei ruoli e delle garanzie che regolano la vita delle istituzioni". "Sento che questo è il mio dovere, questa è la mia responsabilità. E vi ringrazio per le manifestazioni di simpatia e di fiducia, per gli schietti e significativi messaggi che mi giungono da tanti di voi : mi confortano e mi spronano". "A voi che mi ascoltate, a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per l'anno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso".
(31 dicembre 2008)